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Oni

鬼 · 6 pezzi

Il tamburo dei demoni di Nafune

Cosa racconta il tombino

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Il tamburo dei demoni di Nafune

Wajima, Prefettura di Ishikawa

Un suonatore con una maschera blu da demone e i capelli lunghi e scompigliati colpisce un grande tamburo. Sul fianco del tamburo si legge 御陣乗太鼓, Gojinjō Daiko: è il tamburo del villaggio di Nafune, sulla costa di Wajima, e il tombino ne racconta la leggenda.

La storia

È il 1577.

Uesugi Kenshin, signore della provincia di Echigo, sta estendendo il proprio controllo sulla penisola di Noto. Le sue truppe raggiungono Nafune, un piccolo villaggio di pescatori.

Gli abitanti non hanno modo di affrontare un esercito. Secondo la tradizione, un anziano del villaggio propone un piano.

Gli uomini si coprono il viso con maschere da demone e da spettro e si mettono alghe in testa al posto dei capelli. Poi, suonando i tamburi da guerra, attaccano di sorpresa l'accampamento.

Secondo il racconto, i soldati si trovano davanti figure mostruose che avanzano al ritmo dei tamburi, e si ritirano.

Gli abitanti attribuirono la vittoria alla protezione del santuario del villaggio, l'Okutsuhime Jinja. Da allora il tamburo viene suonato ogni anno come offerta durante la sua festa, con le stesse maschere.

Una curiosità

Il Gojinjō Daiko non è nato come spettacolo, ma come rito del villaggio. Si suona ancora al Nafune Taisai, la festa del 31 luglio e del 1° agosto, ed è tutelato come patrimonio culturale immateriale della Prefettura di Ishikawa.

Fa parte anche del Japan Heritage dedicato alle feste delle lanterne Kiriko della penisola di Noto. Dopo il terremoto del 1° gennaio 2024 la Manhole Card di Wajima viene distribuita in una sede provvisoria, presso l'ufficio acquedotto della città.

Fonti e approfondimenti

  • Ishikawa Prefecture Tourism League — Gojinjō Daiko: la leggenda del 1577, le maschere da demone e da spettro, i capelli di alghe e la tutela come patrimonio culturale immateriale della prefettura.
  • Tabi-mag — Nafune Taisai: il piano dell'anziano del villaggio, la festa del 31 luglio e del 1° agosto, l'Okutsuhime Jinja e il Japan Heritage della penisola di Noto.
  • Manhole Card — Wajima 17-204-A001: coordinate e identificazione del tombino, luoghi di distribuzione della card dopo il terremoto.
L'ushi-oni, il demone-toro

Cosa racconta il tombino

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L'ushi-oni, il demone-toro

Uwajima, Prefettura di Ehime

Un grande muso, a metà tra un toro e un demone, occupa tutto il tombino: occhi rossi, fauci spalancate, denti dorati e una folta criniera verde. È l'ushi-oni, il «demone-toro» che compare nelle feste del sud della prefettura di Ehime. Il tombino si trova lungo Kisaiya Road, la via commerciale di Uwajima.

La storia

L'ushi-oni è un carro da processione, lungo dai 5 ai 6 metri e costruito su un'armatura di bambù.

Ha un volto che non è chiaramente né quello di un toro né quello di un demone, un collo molto lungo e un corpo da toro, coperto di stoffa rossa o di fibra di palma. La coda ha la forma di una spada.

Nelle feste del sud di Ehime l'ushi-oni ha un ruolo preciso: guida la processione del santuario portatile e percorre il quartiere per scacciare gli spiriti maligni. Il suo aspetto feroce serve proprio a questo.

A Uwajima compare durante la festa di luglio. Dal 22 al 24 si celebrano il Warei Taisai, la festa del santuario Warei, e l'Uwajima Ushi-oni Matsuri. Nell'ultimo giorno decine di ushi-oni sfilano per la città.

La festa si chiude con lo «hashirikomi»: i partecipanti entrano di corsa nel fiume Suka e si contendono le insegne sacre del santuario.

Una curiosità

L'origine dell'ushi-oni non è nota. Secondo l'Agenzia per gli Affari Culturali, i documenti lo mostrano nelle feste della zona a partire dalla metà del periodo Edo.

Esistono però diverse leggende. A Uwajima si racconta che derivi da un carro corazzato del periodo Sengoku, ricoperto di pelle di bue per resistere a frecce e pietre, introdotto dal signore Tōdō Takatora. Un'altra tradizione lo collega al generale Katō Kiyomasa. Entrambe sono considerate racconti, non fatti storici.

Fonti e approfondimenti

  • Bunka Online, Agenzia per gli Affari Culturali — Ushi-oni di Uwajima: descrizione ufficiale, ruolo nella processione, origine incerta e leggende sulla sua nascita.
  • Tabi-mag — Warei Taisai e Uwajima Ushi-oni Matsuri: date della festa, dimensioni e materiali dei carri, parata e hashirikomi, tradizione legata a Tōdō Takatora.
  • Futatabi Land — Manhole Card di Uwajima: posizione del tombino lungo Kisaiya Road.
  • Manhole Card — Uwajima 38-203-A001: coordinate e identificazione del tombino.
L'onidako, l'aquilone dell'oni

Cosa racconta il tombino

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L'onidako, l'aquilone dell'oni

Gōnoura, isola di Iki, Prefettura di Nagasaki

Al centro di un vortice blu c'è un aquilone dipinto. È l'onidako, che sull'isola chiamano anche «ondako»: l'aquilone tradizionale di Iki. Secondo il Comune di Iki, riproduce la scena in cui l'eroe Yuriwaka Daijin sconfigge il capo degli oni.

La storia

Iki è un'isola nello stretto tra il Kyūshū e la penisola coreana.

Secondo la leggenda, l'isola era tormentata da una banda di oni guidata da un capo di nome Akudoku-ō. A combatterli fu il giovane Yuriwaka Daijin.

Al termine dello scontro, Yuriwaka riuscì a tagliare la testa al capo degli oni.

La testa però volò in alto nel cielo, poi ridiscese e morse l'elmo dell'eroe. Secondo il racconto, il demone morì così, con i denti piantati nell'elmo.

È questa la scena dipinta sull'onidako: il demone che azzanna l'elmo del guerriero.

Una curiosità

L'onidako è riconosciuto come prodotto dell'artigianato tradizionale della Prefettura di Nagasaki. Oltre che per farlo volare, si appende nelle case e nei negozi come portafortuna, per proteggere la famiglia e tenere lontane le malattie.

Quando vola, l'aquilone emette un ronzio. Oggi gli artigiani che lo realizzano a mano sull'isola sono pochissimi.

Fonti e approfondimenti

  • Comune di Iki — Manhole Card: descrizione ufficiale del design, l'onidako che riproduce la scena di Yuriwaka Daijin, distribuzione della card.
  • Kotobank — Iki onidako: la leggenda della testa dell'oni che vola e morde l'elmo dell'eroe.
  • Prefettura di Nagasaki — Iki onidako: lo scontro tra Yuriwaka Daijin e Akudoku-ō, l'aquilone come portafortuna e gli artigiani che lo realizzano.
  • Manhole Card — Iki 42-210-A001: coordinate e identificazione del tombino.
L'oni e l'orso alle terme

Cosa racconta il tombino

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L'oni e l'orso alle terme

Noboribetsu, Prefettura di Hokkaidō

Un oni rosso e un orso fanno il bagno insieme in una sorgente calda, con il monte Hiyoriyama sullo sfondo. Il design si intitola «Nakayoku onsen ni», insieme e d'accordo alle terme. È stato scelto con un concorso pubblico e i tombini con questo disegno sono installati dal 1994.

La storia

Noboribetsu è una delle località termali più conosciute del Giappone, e la sua storia parte da una valle vulcanica.

Si chiama Jigokudani, la «valle dell'inferno». È un cratere di circa 450 metri di diametro, formato da un'eruzione del monte Hiyoriyama. Dal fondo escono vapori e acqua bollente: secondo l'ente turistico dell'Hokkaidō, ogni giorno sgorgano circa 10.000 tonnellate di acqua termale.

È quest'acqua ad alimentare gli alberghi e i bagni di Noboribetsu Onsen.

In una città nata accanto a una «valle dell'inferno», gli oni sono diventati una presenza familiare. Il protettore delle terme è lo Yukijin, il dio-demone delle acque calde. Nelle sere d'estate gli è dedicato l'Oni Hanabi, uno spettacolo di fuochi, e di notte il sentiero della valle viene illuminato come «il cammino dei fuochi dei demoni».

Il tombino racconta questo rapporto in modo affettuoso: l'oni non minaccia nessuno, ma divide la vasca con un orso, uno degli animali simbolo dell'Hokkaidō.

Una curiosità

Il monte raffigurato sullo sfondo non è un semplice elemento decorativo. L'Hiyoriyama è il vulcano che ha dato origine alla Jigokudani e quindi alle terme di Noboribetsu. Il design riunisce così in un'unica scena il vulcano, l'acqua calda e i demoni che la custodiscono.

Fonti e approfondimenti

  • Comune di Noboribetsu — Manhole Card: titolo del design («Nakayoku onsen ni»), concorso pubblico, monte Hiyoriyama, installazione dal 1994 e luogo di distribuzione della card.
  • Visit Hokkaido — Noboribetsu Jigokudani: il cratere nato dall'eruzione dell'Hiyoriyama, la portata della sorgente, lo Yukijin, l'Oni Hanabi e il sentiero illuminato.
  • Manhole Card — Noboribetsu 01-230-A001: coordinate e identificazione del tombino.
Shuten-dōji e l'ayu del fiume Yura

Cosa racconta il tombino

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Shuten-dōji e l'ayu del fiume Yura

Ōe, Fukuchiyama, Prefettura di Kyoto

Un oni rosso siede tra le colline con una coppa di sakè tra le mani, mentre dal fiume salta un pesce. Sono Shuten-dōji, il re degli oni del monte Ōe, e l'ayu del fiume Yura. Il design nasce da un concorso nelle scuole di Ōe, vinto a pari merito da due disegni che sono stati uniti in uno solo.

La storia

Siamo a metà del periodo Heian.

Secondo la leggenda, sul monte Ōe vive una banda di oni che minaccia la capitale, Kyoto, e rapisce le giovani della città. Il loro capo è Shuten-dōji, un nome che significa all'incirca «il ragazzo che beve sakè».

La corte affida l'impresa al guerriero Minamoto no Raikō. Con lui partono Fujiwara no Yasumasa e i quattro vassalli di Raikō, i Shitennō: Sakata no Kintoki, Watanabe no Tsuna, Urabe no Suetake e Usui no Sadamitsu.

Il gruppo raggiunge il monte travestito da yamabushi, monaci asceti delle montagne. Lungo il cammino riceve da un anziano un sakè avvelenato, e una principessa che lava vesti macchiate di sangue lungo un torrente indica dove si trova il covo degli oni.

Ospitati dai demoni, i guerrieri offrono loro il sakè. Shuten-dōji e i suoi bevono e si ubriacano. I guerrieri li uccidono e liberano le principesse prigioniere.

Raikō vuole portare a Kyoto la testa del re degli oni. Ma al passo di Oi-no-saka, alle porte della capitale, la testa diventa così pesante da non poter più essere sollevata, e viene sepolta in quel punto.

Una curiosità

Ad Ōe la leggenda di Shuten-dōji è diventata parte dell'identità del paese. Qui si trova il Nihon no Oni no Kōryū Hakubutsukan, il museo giapponese degli oni, con circa 600 oggetti tra maschere, materiali sulle arti tradizionali e oni di diversi paesi del mondo.

All'esterno del museo c'è l'Heisei no Ōoni, un oni alto 5 metri e pesante 10 tonnellate, costruito con tegole cotte in diversi centri di produzione del Giappone.

Sul tombino, i ragazzi delle scuole medie hanno disegnato Shuten-dōji, quelli delle elementari l'ayu del fiume Yura.

Fonti e approfondimenti

  • Prefettura di Kyoto — Collezione dei tombini: descrizione ufficiale del tombino di Ōe, concorso nelle scuole e i due disegni vincitori a pari merito.
  • Prefettura di Kyoto — Nihon no Oni no Kōryū Hakubutsukan: la leggenda di Shuten-dōji e della spedizione di Minamoto no Raikō, il museo e l'Heisei no Ōoni.
  • Comune di Fukuchiyama — guida agli oni di Ōe: Shuten-dōji e Minamoto no Raikō nella tradizione locale.
Momiji, la donna-oni di Kinasa

Cosa racconta il tombino

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Momiji, la donna-oni di Kinasa

Kinasa, Nagano, Prefettura di Nagano

Una donna dai lunghi capelli neri, con due corna rosse, si volta tra le foglie d'acero sotto la luna piena. È Momiji, protagonista della leggenda che ha dato il nome al villaggio di Kinasa, oggi parte della città di Nagano. Il suo nome significa «acero rosso».

* Il design è un'opera originale ROJI: a Kinasa non esiste un tombino dedicato a Momiji. La leggenda, invece, è quella che il villaggio racconta da secoli.

La storia

Più di mille anni fa, nel periodo Heian, a Kyoto viveva una donna bella e colta di nome Momiji.

Secondo una delle versioni della leggenda, era la concubina del guerriero Minamoto no Tsunemoto. Fu accusata di aver lanciato una maledizione contro la moglie di lui, e per questo venne esiliata dalla capitale.

Il luogo dell'esilio fu una valle chiusa tra le montagne della provincia di Shinano, l'attuale prefettura di Nagano.

Gli abitanti la accolsero con rispetto, perché veniva dalla capitale. Momiji trasmise loro la cultura di Kyoto e, secondo la tradizione, insegnò il cucito e l'allevamento dei bachi da seta. Ancora oggi due frazioni di Kinasa si chiamano Higashi-kyō e Nishi-kyō, «capitale dell'est» e «capitale dell'ovest».

Col tempo, però, Momiji cominciò a preparare la vendetta contro la corte che l'aveva cacciata e riunì attorno a sé degli uomini. Quando la notizia arrivò a Kyoto, la gente cominciò a chiamarla kijo, donna-demone.

La corte inviò contro di lei il guerriero Taira no Koremochi, che pregò al santuario Shirahige per riuscire a sconfiggerla. Si racconta che Momiji usasse la magia per nascondersi e che Koremochi scoccasse una freccia per scoprire dove si trovava.

Dopo una battaglia durissima, Koremochi la sconfisse. Sulla sua fine le versioni sono diverse: secondo alcune fu avvelenata e decapitata, secondo altre cadde in combattimento.

Si dice che da allora la valle si chiami Kinasa, scritto con i caratteri 鬼無里: «il villaggio dove il demone non c'è più».

Una curiosità

Momiji viene ricordata in modo diverso nei due villaggi della leggenda. Nella vicina Togakushi è la donna-demone che andava sconfitta. A Kinasa è la nobildonna che portò nella valle le conoscenze della capitale.

La sua tomba si trova nel tempio Shōganji di Kinasa, e nella zona molti luoghi sono legati alla leggenda: rocce, grotte e sorgenti associate al suo accampamento, e frazioni che prendono il nome dalla freccia di Koremochi.

Esiste anche un'altra tradizione, più antica, sull'origine del nome Kinasa, legata a un oni sconfitto all'epoca dell'imperatore Tenmu.

Dove si trovaKinasa, Nagano

Fonti e approfondimenti

Il design è un'opera originale ROJI. La leggenda di Momiji è documentata dalle fonti locali:

  • Kinasa Furusato Shiryōkan, Comune di Nagano: la leggenda di Momiji, Taira no Koremochi, il nome Kinasa, il santuario Shirahige e la tomba nel tempio Shōganji.
  • Go Nagano, ente turistico della Prefettura di Nagano — La leggenda di Momiji: Minamoto no Tsunemoto, l'accusa e l'esilio, la freccia di Koremochi, le versioni sulla sua fine, Togakushi e Kinasa.
  • Kinasa-mura: le frazioni Higashi-kyō e Nishi-kyō.
  • Yokai.jp — Kinasa: l'altra tradizione sull'origine del nome.