Miti
Cosa racconta il tombino
- 1 Momotarō Al centro troviamo Momotarō, raffigurato con il suo caratteristico abito rosso e il bastone da guerriero.
- 2 I tre compagni Accanto a lui compaiono cane, scimmia e fagiano, i tre compagni che nella versione più conosciuta della favola accompagnano Momotarō verso la battaglia contro gli oni.
- 3 L'acqua e il paesaggio Intorno ai personaggi troviamo elementi grafici che richiamano il paesaggio e l'acqua, insieme alla vegetazione.
- 4 “日本一” Sul lato sinistro compare la scritta 日本一 (Nihon-ichi), cioè “il migliore del Giappone” / “numero uno del Giappone”.
Momotarō, l'eroe di Okayama
Okayama, Prefettura di Okayama
Questo è uno dei tombini simbolo di Okayama, città che si presenta come la “città di Momotarō”. Il design attuale viene utilizzato dal 1986 ed è stato realizzato da alcuni dipendenti del Comune di Okayama in occasione del progetto di riqualificazione delle strade cittadine.
La storia di Momotarō a Okayama
Momotarō: il bambino nato da una pesca gigante che parte per sconfiggere gli oni accompagnato da un cane, una scimmia e un fagiano.
Ma a Okayama la storia ha radici molto più antiche.
Qui la leggenda di Momotarō è collegata alla storia di Kibitsuhiko-no-Mikoto, un principe che, secondo il racconto tramandato nella regione di Kibi, fu inviato a sconfiggere Ura, un potente oni che viveva nella zona.
Ura avrebbe costruito la propria fortezza sul monte oggi conosciuto come Kinojō, mentre Kibitsuhiko-no-Mikoto si sarebbe stabilito nei dintorni di quello che oggi è il santuario di Kibitsu. Da qui iniziò lo scontro tra i due.
La leggenda racconta di una battaglia fatta di frecce, pietre lanciate e trasformazioni. In uno degli episodi più famosi, Ura si trasformò in una carpa per sfuggire a Kibitsuhiko, che si trasformò a sua volta in un uccello rapace per inseguirlo. Alla fine Ura fu sconfitto. Nel tempo, questa storia è stata associata alla figura di Momotarō.
La tradizione è così importante per il territorio che nel 2018 il racconto di Momotarō e le testimonianze archeologiche e storiche legate all'antico regno di Kibi sono state riconosciute nell'ambito del Japan Heritage.
Fonti e approfondimenti
Per questa storia abbiamo consultato principalmente fonti istituzionali giapponesi e materiali dedicati ai tombini:
- Città di Okayama — informazioni ufficiali sul tombino di Momotarō e sulla sua origine.
- OKAYAMA KANKO, sito ufficiale del turismo di Okayama — storia di Momotarō, Kibitsuhiko-no-Mikoto e Ura.
- OKAYAMA KANKO — Momotarō no machi Okayama — tradizione locale e racconto della leggenda.
- OKAYAMA KANKO — Manhole — coordinate del tombino e informazioni sulle installazioni.
- Manhole Card di Okayama — informazioni sulla nascita del design nel 1986 e sul suo significato per la città.
Cosa racconta il tombino
- 1 L'ufu shisa Al centro del design troviamo il grande shisa di Tsuboya, il guardiano di Tsuboya, dove continua a sorvegliare abitanti e visitatori.
- 2 Le bougainvillee Intorno allo shisa compaiono i fiori di bougainvillea, uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio di Naha. La bougainvillea è anche il fiore della città di Naha e viene utilizzata in diversi design dei suoi tombini. Le sue tonalità possono variare dal viola al rosso, dal bianco fino a combinazioni di più colori.
Shisa, i guardiani di Okinawa
Naha, Prefettura di Okinawa
Il tombino si trova nel quartiere di Tsuboya, una delle zone più legate alla tradizione ceramica di Naha. È dedicato all'ufu shisa, il grande shisa che è diventato uno dei simboli del quartiere. Le coordinate corrispondono al tombino situato nei pressi del grande shisa di Tsuboya.
Cos'è uno shisa?
Se siete stati a Okinawa, probabilmente li avete già visti: sui tetti delle case, davanti agli ingressi, sui muri e persino sui tombini.
Lo shisa è una creatura del folklore di Okinawa, tradizionalmente rappresentata come un leone e considerata un guardiano e protettore.
La sua storia è molto più antica di quanto possa sembrare: la figura del leone arrivò nel mondo cinese dall'antico Oriente e, attraverso la Cina, raggiunse il regno delle Ryūkyū, dove si sviluppò nella forma dello shisa che conosciamo oggi.
A Okinawa gli shisa possono essere collocati davanti alle abitazioni o in altri luoghi per proteggere dagli spiriti maligni e dalle disgrazie.
Il grande shisa di Tsuboya
Il nostro tombino non raffigura uno shisa qualsiasi.
Il protagonista è l'ufu shisa di Tsuboya.
“Ufu” significa “grande” in lingua okinawense e il nome descrive perfettamente il suo aspetto: il grande shisa che si trova all'ingresso di Tsuboya Yachimun Street, il quartiere storico della ceramica di Naha.
È alto 3,4 metri, pesa circa 3 tonnellate ed è stato realizzato dai ceramisti di Tsuboya. È stato installato il 9 febbraio 2013 come simbolo del quartiere.
Il quartiere di Tsuboya, infatti, ha una storia legata alla ceramica di oltre 300 anni, risalente al periodo del Regno delle Ryūkyū. Ancora oggi lungo la sua strada principale si trovano botteghe, laboratori e negozi dedicati alla ceramica tradizionale yachimun.
Il dettaglio che forse non ti aspettavi
Naha ha un legame particolare con i design manhole. La città è infatti considerata il luogo di nascita dei moderni tombini decorativi giapponesi: alla fine del 1977 un dipendente comunale ideò un tombino decorato con un gruppo di pesci, rappresentando l'idea dell'acqua depurata che torna abbastanza pulita da permettere ai pesci di viverci. Quel design è considerato il primo esempio di tombino decorativo realizzato da un'amministrazione locale in Giappone. Negli anni successivi Naha ha iniziato a utilizzare nuovi design legati ai diversi quartieri e agli elementi caratteristici della città.
Fonti e approfondimenti
Per questa pagina abbiamo consultato principalmente fonti istituzionali e turistiche locali:
- Città di Naha — informazioni ufficiali sull'ufu shisa e sui design dei tombini della città.
- Naha Navi, sito ufficiale del turismo di Naha — informazioni su Tsuboya, sulla ceramica yachimun e sui tombini della città.
- Okinawa Story, sito ufficiale del turismo della Prefettura di Okinawa — storia e significato dell'ufu shisa.
- Manhole Card di Naha — informazioni ufficiali sulla carta dedicata all'ufu shisa.
- Coordinate del tombino — dati riportati nelle informazioni dedicate al design ufu shisa.
Cosa racconta il tombino
- 1 Bone-tsuki Jūjū Al centro del design troviamo とり奉行 骨付じゅうじゅう, Tori Bugyō Bone-tsuki Jūjū, la mascotte ufficiale legata alla honetsuki-dori, la specialità gastronomica di Marugame: una coscia di pollo con l'osso, particolarmente conosciuta in città. La mascotte è rappresentata mentre brandisce Nikkari Aoe. Il suo aspetto giocoso crea un contrasto curioso con la storia decisamente più inquietante della spada.
- 2 Nikkari Aoe La spada è il vero protagonista della scena: Jūjū la impugna mentre sembra aver appena sferrato il colpo che ha tagliato in due la pietra.
- 3 La pietra spezzata Guardando il tombino si può riconoscere anche il riferimento alla leggenda che ha dato il nome alla spada: la lanterna di pietra tagliata in due dopo l'incontro con il fantasma.
- 4 Il castello di Marugame Sul fondo compare il castello di Marugame, uno dei simboli della città e il luogo che meglio racconta il legame tra la spada e la famiglia Kyōgoku.
Bone-tsuki Jūjū e Nikkari Aoe
Marugame, Prefettura di Kagawa
Il tombino raffigura Bone-tsuki Jūjū, mascotte di Marugame legata alla celebre honetsuki-dori, il pollo con l'osso tipico della città, mentre impugna Nikkari Aoe, una vera spada giapponese profondamente legata alla storia di Marugame. Sullo sfondo compare il castello di Marugame, uno dei simboli della città.
La storia di Nikkari Aoe
Nikkari Aoe è una wakizashi, una spada corta giapponese, realizzata dalla scuola Aoe nella provincia di Bitchū durante il periodo Nanbokuchō. La lama misura 60,3 cm ed è oggi conservata al Museo della città di Marugame.
Prima di arrivare a Marugame, la spada ebbe una lunga storia. È tradizionalmente attribuita al fabbro Aoe Sadatsugu e passò attraverso alcune delle figure più importanti del Giappone del periodo Sengoku. Nel XVII secolo entrò nella collezione della famiglia Kyōgoku, signori del dominio di Marugame.
Nel 1614, durante la campagna di Osaka, Nikkari Aoe passò a Kyōgoku Tadataka, membro della famiglia che avrebbe governato il dominio di Marugame. Da allora rimase legata alla famiglia Kyōgoku e alla città.
Da dove viene il nome “Nikkari”?
Si racconta che, una notte, un samurai incontrò lungo la strada una donna fantasma che gli rivolse un inquietante sorriso.
Il samurai estrasse la spada e la colpì.
Quando tornò sul luogo il mattino seguente, però, della donna non c'era più alcuna traccia. Al suo posto trovò un elemento di pietra spaccato in due.
Da qui sarebbe nato il nome Nikkari, dal termine giapponese nikkari, che indica proprio un sorriso largo, quasi un ghigno. Le versioni della leggenda cambiano nei dettagli: alcune parlano di una lanterna di pietra, altre di una pietra o di un piccolo monumento.
Una spada diventata famosa anche oggi
Nikkari Aoe ha acquisito una nuova popolarità grazie a Touken Ranbu, un videogioco e franchise giapponese che trasforma celebri spade storiche in personaggi.
La fama del personaggio ha contribuito a portare molti appassionati fino a Marugame per vedere la vera Nikkari Aoe.
Fonti e approfondimenti
Per questa pagina abbiamo consultato principalmente fonti istituzionali:
- Comune di Marugame — informazioni ufficiali sul tombino, sulla mascotte, su Nikkari Aoe e sulla sua realizzazione.
- Comune di Marugame — Museo della città — informazioni sulla conservazione di Nikkari Aoe, sulla famiglia Kyōgoku e sulle collezioni del museo.
- Comune di Marugame — Manhole Card — informazioni ufficiali sulla carta dedicata al design.
- Associazione Turistica di Marugame — informazioni sulle esposizioni e sulle iniziative dedicate a Nikkari Aoe.
- Kagawa Prefectural Museum — informazioni sulla storia e sulla rilevanza della spada Nikkari Aoe.
Cosa racconta il tombino
- 1 I tanuki Al centro del tombino troviamo una famiglia di tanuki, raffigurati mentre partecipano alla festa notturna. Il tanuki è diventato uno dei simboli di Kisarazu proprio grazie alla leggenda di Shōjōji: basta passeggiare intorno alla stazione per trovare statue, illustrazioni e altri richiami a queste creature.
- 2 La notte e la luna La storia si svolge durante una notte illuminata dalla luna, elemento fondamentale anche nell'immaginario della canzone.
- 3 Le parole della canzone Sul tombino compaiono anche le parole di Shōjōji no Tanuki-bayashi, creando un collegamento diretto tra la leggenda e la canzone che l'ha resa famosa.
La leggenda di Shōjōji
Kisarazu, Prefettura di Chiba
Il tombino è dedicato alla leggenda dei tanuki di Shōjōji, uno dei racconti più conosciuti di Kisarazu. Il design riprende la celebre canzone Shōjōji no Tanuki-bayashi, ispirata proprio alla storia tramandata nel tempio di Shōjōji.
La leggenda di Shōjōji
Si racconta che, nelle notti di luna piena, un gruppo di tanuki si riunisse nel giardino del tempio di Shōjōji per fare festa. Una notte, il loro capo sfidò il monaco del tempio a una gara di musica. I tanuki cominciarono a battere il ritmo sui loro grandi ventri, mentre il monaco rispondeva con la musica del tempio. La sfida continuò per tutta la notte. I tanuki tornarono anche nelle notti successive, sempre più numerosi e sempre più rumorosi. Ma una notte accadde qualcosa di terribile: il grande tanuki continuò a battere il ritmo fino a rompersi la pelle del ventre e morire.
Il monaco, dispiaciuto per quella creatura con cui aveva condiviso tante notti di musica, lo fece seppellire con cura nel tempio.
Dalla leggenda alla canzone
La storia di Shōjōji sarebbe rimasta una leggenda locale, se non fosse diventata una delle canzoni per bambini più famose del Giappone. Nel 1925 il poeta Ujō Noguchi conobbe la leggenda durante una visita a Kisarazu e ne trasse ispirazione per il testo della canzone.
Nacque così 証城寺の狸ばやし — Shōjōji no Tanuki-bayashi, letteralmente Il concerto dei tanuki di Shōjōji.
Fonti e approfondimenti
Per questa landing utilizzerei soprattutto fonti istituzionali:
- Città di Kisarazu — storia della leggenda di Shōjōji e rapporto con la città.
- Città di Kisarazu — Manhole Card — design del tombino, tanuki e testo della canzone.
- Chiba Tourism / Chiba Kanko Navi — storia del tempio e della leggenda, oltre all'interpretazione sull'origine del racconto.
- Città di Kisarazu — Tanuki Matsuri — informazioni sul festival dedicato alla leggenda.
- Città di Kisarazu — guida della città — posizione di Shōjōji e collegamento con la leggenda.
Cosa racconta il tombino
- 1 Il drago Il protagonista è il drago, legato al Ryūjin della leggenda e alla storia delle gemme ritrovate nelle acque del territorio.
- 2 La gemma Al centro del design compare la Ryū no Tama, la gemma del drago. È l'elemento che dà il nome alla leggenda e, secondo la tradizione, anche al paese.
- 3 La rosa Intorno al drago compaiono le rose, uno dei simboli botanici di Tamamura. La rosa Maria Callas è infatti il fiore della città, scelto insieme all'osmanto come simboli ufficiali nel 1978, in occasione del 20º anniversario dell'amministrazione comunale.
- 4 L'osmanto Accanto alle rose compare anche il mokusei, l'osmanto profumato, scelto come albero simbolo della città.
Il drago di Tamamura
Tamamura, Prefettura di Gunma
Il tombino raffigura il Ryū no Tama, la “gemma del drago”, protagonista della leggenda da cui, secondo la tradizione locale, deriva il nome Tamamura. Attorno alla gemma compare un drago, circondato da rose e fiori di osmanto, i fiori simbolo della città.
La leggenda della gemma del drago
La storia comincia molti secoli fa, durante il periodo Heian.
Si racconta che un potente signore volesse offrire a Taira no Masakado la figlia di una famiglia locale. Il padre della ragazza, però, scoprì il piano e la fece fuggire insieme al giovane che amava. I due cercarono di scappare, ma furono raggiunti sulle rive del fiume Yagawa. La ragazza si gettò nel fiume e il giovane, disperato, la seguì.
Poco tempo dopo, gli abitanti notarono qualcosa di insolito nelle acque: due splendide pietre di giada che brillavano nel fiume.
Secondo la leggenda, la ragazza si era trasformata in un Ryūjin, uno spirito-drago delle acque, e le due gemme erano considerate la preziosa essenza del drago.
Gli abitanti raccolsero le pietre e le venerarono presso il santuario di Chikado Daimyōjin.
La leggenda continua…
Circa 500-600 anni fa, durante una grande piena del fiume Tone, un drago apparve tra le acque. La creatura provocò un vortice proprio attorno al santuario e portò via una delle due gemme. Ne rimase soltanto una. Gli abitanti decisero allora di custodirla in un doppio scrigno nero, presso il tempio oggi conosciuto come Manpukuji. E qui la leggenda diventa ancora più misteriosa. Si racconta infatti che chiunque guardasse la gemma avrebbe perso la vista.
Per questo lo scrigno non è mai stato aperto e nessuno ha mai visto ciò che contiene. Ancora oggi, secondo il Comune di Tamamura, il doppio contenitore nero è conservato al Manpukuji.
E così nacque il nome Tamamura
Dopo altre inondazioni, gli abitanti fondarono nuovi insediamenti nella zona.
Secondo la tradizione, queste nuove terre erano nate grazie alla gemma del drago e per questo furono chiamate Tamamura: Tama = gemma, Mura = villaggio.
Fonti e approfondimenti
Per questa pagina utilizzerei soprattutto fonti ufficiali del Comune di Tamamura:
- Comune di Tamamura — La leggenda sull'origine del nome Tamamura: è la fonte principale per tutta la leggenda della gemma del drago, il fiume Yagawa, le due pietre, il drago e lo scrigno.
- Comune di Tamamura — Manpukuji: conferma la presenza dello scrigno nero che, secondo la tradizione, custodisce la gemma del drago.
- Comune di Tamamura — documentazione sul sistema fognario: descrive direttamente il design del tombino, con il drago, la gemma, la rosa e l'osmanto.
- Manhole Card di Tamamura: descrizione ufficiale del design e del suo legame con la leggenda locale.
Cosa racconta il tombino
- 1 Tsuru La gru bianca è la protagonista della storia: l'animale che viene salvato e che, assumendo forma umana, cerca di ricambiare quel gesto.
- 2 La luna La luna accompagna la scena e richiama l'atmosfera notturna e fiabesca del racconto.
- 3 Il telaio e il tessuto Sono il cuore della seconda parte della leggenda: la donna trascorre le sue giornate a tessere stoffe meravigliose, senza permettere al marito di scoprire il suo segreto.
- 4 Il bambù Completa il paesaggio della scena e richiama uno degli elementi ricorrenti dell'immaginario tradizionale giapponese.
Tsuru no Ongaeshi
Kyotango, Prefettura di Kyoto
Un uomo salva una gru ferita e, poco tempo dopo, una giovane donna arriva alla sua porta chiedendo di poter restare con lui. Diventata sua moglie, comincia a tessere splendidi tessuti, chiedendogli soltanto di non guardarla mentre lavora.
* La leggenda di Tsuru no Ongaeshi appartiene al folklore giapponese; la localizzazione a Kyotango è una scelta narrativa ROJI, in quanto la città si trova nella parte settentrionale della Prefettura di Kyoto ed è da secoli legata alla produzione tessile. Qui nasce e si sviluppa il Tango Chirimen, un pregiato tessuto di seta la cui tradizione risale a oltre 300 anni fa.
La storia
Tsuru no Ongaeshi è una delle più conosciute fiabe del folklore giapponese. In giapponese, il titolo significa letteralmente “La restituzione del favore della gru”.
Si racconta che, molto tempo fa, un giovane salvò una gru bianca ferita.
Quella stessa sera, una ragazza sconosciuta arrivò alla sua porta e gli chiese di poter restare con lui. I due finirono per sposarsi e iniziarono la loro vita insieme.
Un giorno, la giovane chiese al marito di costruirle una stanza dove poter tessere, pregandolo di non guardarla mentre lavorava.
Per giorni rimase chiusa nella stanza. Quando finalmente uscì, aveva tra le mani una stoffa meravigliosa, così bella da poter essere venduta a un prezzo molto alto.
Il marito le chiese di tessere ancora e, ogni volta, la donna tornava nella sua stanza a lavorare. Ma la curiosità ebbe la meglio.
Un giorno l'uomo guardò attraverso una fessura e scoprì la verità: nella stanza non c'era una donna, ma la gru che aveva salvato. L'animale stava utilizzando le proprie piume per tessere il magnifico tessuto.
Quando capì che il suo segreto era stato scoperto, la gru gli rivelò di essere proprio quella che lui aveva salvato. Per ricambiare la sua gentilezza aveva assunto forma umana, ma ora non poteva più rimanere.
Gli lasciò l'ultima stoffa e volò via per sempre.
Fonti e approfondimenti
- Visit Kyotango — Tango Chirimen: storia della produzione tessile di Kyotango, dalle origini nel periodo Edo fino alla tradizione contemporanea.
- Visit Kyotango — Zenjoji Temple: approfondimento sull'origine del Tango Chirimen e sul ruolo della tessitura nella storia della regione.
- Visit Kyotango — About Kyotango: informazioni sulla tradizione del chirimen e sul suo ruolo nella cultura locale.
- Tsuru no Ongaeshi — folklore giapponese: versione della leggenda della gru, della donna che tesse e del segreto scoperto dal marito.
- Kyotango City / dati geografici: coordinate di riferimento della città di Kyotango.